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Max Lucich, ponte tra Brasile e Italia

Max Lucich, ponte tra Brasile e Italia

 
 
Max Lucich è triestino e dal 1994 vive a Brasilia. Dopo l'infanzia trascorsa tra Italia e New York dove il padre, un commerciante lungimirante, aveva aperto un negozio di successo, dal nome "Il Triestino", si è stabilito ormai da tempo in Brasile ma ha continuato a rimanere fortemente legato al suo Paese d'origine, tanto da impegnarsi da anni in prima fila come punto di riferimento per la comunità italiana, anche come consigliere del Comites e nel centro culturale “Panorama italiano”. "Mi occupo spesso di eventi culturali - spiega - anche all'interno dell' organizzazione di un noto festival cinematografico. In questo settore ho ricordi molto speciali perché mio padre aveva creato nel 1962 una ditta di consulenza proprio per il settore cinematografico che collegava Zagabria e Lubiana con Hollywood, per girare in quei luoghi i grandi film. Così il grande cinema è entrato nella cortina di ferro ed è qualcosa di molto speciale raccontare, credo sia stata un'intuizione fantastica". E poi tanti gli incontri che Max promuove con "Panorama Italiano". "Continua ad essere un punto di riferimento importante per chi vive qui - sottolinea - è un appoggio per molti connazionali ma anche un momento di ritrovo, si parla di tutto, in uno degli ultimi appuntamenti eravamo in 120. E' un'occasione di aggregazione consolidata tra italiani all'estero e mi piace poter creare un network che nel tempo è costantemente cresciuto, suscitando anche l'attenzione degli ambasciatori e di personalità di spicco, sia italiane, sia brasiliane". E Max ha vissuto da vicino proprio l'arrivo di tanti italiani negli ultimi anni. "20 anni fa non erano tanti  - ricorda - ma sono aumentati di recente grazie alla nuova immigrazione, quella dei giovani, che sono creativi, volenterosi e hanno dato vita a tante realtà, soprattutto locali pubblici. Hanno fondato anche un gruppo, circolo amici Italia, dove si ritrovano. Brasilia è diversa dalle altre città di questo Paese, qui ci si sente fuori dai centri più vivaci o caotici e per questo forse c'è meno integrazione quindi si sente più forte la voglia di stare insieme, di unirsi e di mantenere i legami con gli altri italiani presenti".