Corregionali

Michele Cervesato: "La vita è fortunata, capacità e destino"

Michele Cervesato: "La vita è fortunata, capacità e destino"

 
 
Si è ritrovato in mezzo a rivoluzioni, si è perso nella Foresta Amazzonica ed è stato rapito in Congo. Michele Cervesato di avventure non ha solo sentito parlare, ma ci è finito in mezzo, svariate volte, e quando le racconta definisce la sua vita “Un misto di fortuna, capacità e destino”.
Michele è nato da genitori friulani, Giovanni Cervesato di San Quirino e Loretta Malutta di San Foca in provincia di Pordenone. Cresciuto a Boussu, città dei minatori nel bacino carbonifero belga dove il padre era arrivato negli anni ’50, rappresenta la tipica storia dell’emigrazione friulana. Cercar fortuna e scappare dal Friuli che, dopo la guerra, poteva offrire solo fame e miseria. “Una figura determinante nella mia vita – spiega Michele – è stata mia santola Madame Irma Lebrun. Con l’aiuto di suo fratello, uomo rispettato e influente nonché Ispettore generale della Compagnie Internationale des wagons – lits, ideatori del famoso treno di lusso “Orient-Express”, è riuscita a tirar fuori mio padre dalle miniere, dove aveva lavorato 5 anni. All’epoca vivevamo tutti assieme nella sua casa dove parlavamo francese, anche con i genitori, per integrarci al meglio. Lei non aveva figli e mi ha sempre considerato come tale. Mi ha trasmesso la passione per la conoscenza e a 18 ami mi sono iscritto alla Facoltà di Ingegneria Agronoma, una scelta che mi apriva le porte del pianeta e mi dava il permesso di sognare”. 
 “La mia vita - spiega Michele - grazie anche ai suoi sacrifici, è stata intensa e ricca di soddisfazione. A 21 anni ho messo la fede al dito a Josette Willems che ne aveva 20. Mi sono laureato nel 1976. Un professore mi fece la proposta di andare in Congo a lavorare per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Mi sono ammalato di epatite e sono tornato in Belgio, dove ricevetti una richiesta di lavoro per la FAO a Roma. Era il 1978. L’Italia aveva iniziato il suo programma di esperti associati e selezionava giovani per alcune organizzazioni che facevano parte delle Nazioni Unite. Sono stato selezionato e ho lavorato a Ginevra nell’Organizzazione Metereologica Mondiale. Da li sono andato a Niamey in Niger dove ho collaborato a un grande progetto regionale della FAO”.
Ad un certo punto Michele decise di lasciare la FAO per creare qualcosa di suo: “Ho incontrato Stephan Broeckx che stava avviando un’azienda di consulenza internazionale, la Transtec che abbiamo fondato insieme nel 1988. Il primo progetto, il Food Early Warning System, consisteva nel monitoraggio della produzione agricola di tutta la Somalia, in correlazione alle previsioni meteorologiche. La famiglia è rimasta sempre unita in tutti questi spostamenti e le mie figlie, Melina e Tiziana, hanno imparato l’italiano in Somalia. Quando però la situazione politica è tracollata siamo rientrati in Belgio. Io e il mio team abbiamo prima imbarcato tutte le nostre famiglie e poi abbiamo preso l’ultimo aereo civile”.
A 60 anni esatti Michele ha lasciato il lavoro per dedicarsi alla famiglia, alla vigna di San Quirino e a nuove attività, anche se la Transtec fatturava 35 milioni di euro all’anno e annoverava clienti internazionali. Ora il suo grande amore è la bicicletta, con cui percorre lunghi viaggi. Il primo è stato quello per tornare verso le radici: “Sono partito dal Belgio per raggiungere San Quirino, provando un incredibile senso di libertà”.
Paola Del Degan
 

Iscriviti alla nostra newsletter


Rimani aggiornato su tutte le attività di Born in FVG.